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MONUMENTO PER LA PACE A MARINARANNE 

Monumento per la Pace a MarinaranneMonumento per la Pace a Marinaranne

È stato inaugurato il 15 maggio 1994, a Marinaranne, tra il Monte Faito e Monte Feuci, alle falde di Monte Maio, per la strada per Vallauria, per il 50° anniversario del secondo conflitto mondiale a Coreno. Il masso, offerto da una delle cave di Coreno, di pietra grezza a forma di parallelepipedo, è lungo circa 6 metri con un peso di circa 150 q.li. Su una delle facciate è incisa la scritta: “PER LA PACE (scritto oltre che in italiano, in francese, in inglese e in tedesco) – ricordando i morti e le sofferenze della guerra – Nel cinquantenario. Coreno 15 maggio 1994”. Sulla sua estremità sono stati inseriti a forma di croce due grossi proiettili semiesplosi.

Ogni anno, nella terza domenica di maggio, si svolge, presso il monumento, una manifestazione che ha inizio con la "Marcia della Pace"con partenza dalla piazza centrale del paese fino a giungere in località "Marinaranne".

Presso il monumento viene celebrata una S. Messa alla presenza di autorità militari, civili e religiose per ricordare gli eventi bellici vissuti dai corenesi proprio in quei luoghi; visite guidate lungo i sentieri della linea Gustav ed altre iniziative si susseguono durante la giornata.  
 

STELE A PUNTA DI SERRA

Stele a Punta di serra per i lavoratori delle caveStele a Punta di serra per i lavoratori delle caveÈ stata inaugurata il 4 dicembre 2004 in contrada Punta di Serra, sia a memoria della vecchia Via Serra sia dei cavatori deceduti nelle cave. La stele, in Perlato Coreno grezzo, riporta su una delle quattro facciate, quella rivolta verso la vecchia via, una poesia intitolata “La Serra non è finita”, scritta dal poeta  Tommaso Lisi diciotto anni fa per il primo numero del giornale omonimo " La Serra". Su un’altra, invece, è riportata una dedica appunto ai morti nelle cave. Alla sua sommità è posta una tromba in marmo che richiama lo strumento che viene suonato nelle cave prima dello scoppio delle mine, che gira con forte vento. 
Come è stato detto, la stele si trova lungo la nuova Via Serra, che ha sostituito quasi totalmente la vecchia, in quanto sono rimasti solo alcuni tratti di quest’ultima. Essa costituì il calvario delle passate generazioni perché collegava il paese alla campagna e quindi veniva percorsa giornalmente dai corenesi e dalle bestie: solo asini, pecore, capre ecc. vi potevano passare, oltre che le persone.

Via SerraVia SerraEssa diventava, specie di sera, anche un punto di incontro e di conversazione, per scambiarsi opinioni ed idee sui duri lavori di campagna, su quanto accadeva in paese, e sui rapporti tra le famiglie. In un punto della via detto “spontonéria”, prima di giungere a Punta di Serra, i giovani fissavano i loro appuntamenti amorosi! Nel 1997 alla vecchia via sono stati eseguiti lavori di pulizia e di restauro, dopo i quali fu organizzata una “passeggiata alla riscoperta della via Serra”.
Percorrendo la nuova strada, terminata tra il 1995 e il 1996, e che oggi permette un’alternativa per raggiungere Coreno, si possono notare alcune antiche costruzioni.

TorreTorreIn ordine di visione, salendo la strada "Serra", incontriamo un’antica torre, che apparteneva inizialmente alle “Fratte”, l’antica Ausonia, di cui non si conosce esattamente il motivo della costruzione: si potrebbe trattare di una  vera e propria torre di avvistamento o punto di osservazione strategico visto che sovrasta l'intero Golfo di Gaeta o anche un'abitazione rurale a forma di torre, con davanti una grande aia dove si "batteva" il grano, ma non si hanno notizie certe se non quelle relative all'immediato dopoguerra quando effettivamente la torre veniva utilizzata come abitazione privata.

Di recente è stato contattato il proprietario dell'immobile che sta stilando una dettagliata storia di questa vecchia costruzione; a breve aggiungeremo ulteriori informazioni dettagliate e precise. 

CasolareCasolareSegue, sul costone della collina, un casolare con ampio terrazzo su colonne, di straordinaria bellezza e molto antico se può ritenersi valida la data riportata su una pietra inserita nel muro della parete esterna: “A.d. 1647”.

 

 

 

CHIESE 

CHIESA DI SANTA MARGHERITA V.M.

Chiesa di S. Margherita - EsternoChiesa di S. Margherita - Esterno

 Giovanni Porcaro da Roma, rifugiato a Coreno nel 1292 per i noti movimenti politici di quel tempo irrequieto con suo pubblico testamento aveva offerto il suolo per la costruzione di una chiesa o cappella di cui la borgata era sprovvista, ma si era giunti al 1395 e l'opera non era ancora iniziata quantunque gli eredi avessero concesso il terreno opportuno attiguo alla loro dimora. Tre uomini di buona volontà, Benedetto e Giovanni Stabile e Nicola Orlando, indotti dal fatto che agli abitanti di questo casale distante dalla chiesa parrocchiale di S. Michele di Fratte per circa due miglia, era molto disagevole recarsi colà per compiere i doveri religiosi, attraverso un sentiero angusto e sassoso, chiedono al Cardinal Bartolomeo di S. Pudenziana Legato Apostolico nel Regno di Sicilia residente a Gaeta, la cui sede vescovile era vacante, la facoltà e l'assenso per l'edificazione di una chiesa, le cui spese dichiarano di sostenere con mezzi propri e fidando poi nel concorso del popolo. Con Bolla del 24 Ottobre 1395 l'alto Prelato elogiando la pietà e lo zelo dei richiedenti esprime il suo pieno consenso per la lodevole iniziativa.

Il lavoro della chiesa, per quanto riferisce il sac. Giuseppe Ruggiero durò 50 anni e solo il 15 Marzo 1445 Mons. Iacobo Vescovo di Gaeta potè erigere la parrocchia di S. Margherita della terra di Coreno che contava in quel tempo circa 400 abitanti.
Chiesa di S. Margherita - Dettaglio Cappella di S. MargheritaChiesa di S. Margherita - Dettaglio Cappella di S. MargheritaLa chiesa di S. Margherita descritta nell'Apprezzo del 1690 che corrisponde allo stato attuale non è la chiesa primitiva: essa venne ampliata nel tempo. Si noti che nella descrizione riportata non si accenna alla nuova sagrestia, a destra dell'Altare Maggiore, più spaziosa dell'altra, e che venne costruita dopo quell'anno. Il lavabo in pietra reca la data dell'anno 1590. R.D.B.T.A.C. (Rev. Don Baldassarre Tummolo Arciprete Curato).
Le Cappelle laterali, tutte di una sconcertante asimmetria, furono edificate da famiglie private in tempo posteriore al 1445, per il che possiamo affermare che la nostra chiesa parrocchiale nel suo inizio aveva solo l'Altare Maggiore in corrispondenza delle due navi minori, le quali, come è detto, sono di Ius patronato dell'Università.

 

 CHIESA DELLA MADONNA DELLA QUERCIA

 

Chiesa di S. Maria della QuerciaChiesa di S. Maria della Quercia La Chiesa della Madonna della Quercia fu fondata nell’anno 1649 ed edificata nell’ultimo casale di Coreno, chiamato gli Stavoli, fuori l’abitato. Fu benedetto il luogo e vi fù posta a prima pietra dall’Arciprete di Coreno di quel tempo don Giuseppe Lopez con la licenza del Vescovo di allora. Nell’anno 1656 nel mese di maggio si perfezionò: vi benedisse il medesimo Arciprete e vi cantò la prima messa. Tutti i quadri di questa Chiesa furono ritoccati nel 1890 dall’artista napoletano A. Cinti. I gradini e l’atrio furono abbattuti nel 1913 per il passo della moderna strada Coreno-Castelforte. Durante la seconda guerra mondiale la Chiesa servì di alloggio alle truppe tedesche quivi accampate e che avevano il loro ospeda­le nell'attiguo edificio scolastico. Anch'essa ha sofferto gravi danni nella copertura e nelle cappelle laterali, delle quali solo quella dell'Addolorata è stata ripristinata dalla pietà dei fedeli. In questa chiesa vi fu posta la via Crucis nel 1795, ma nessuno ricorda tale particolare.

 

 CAPPELLA DI SANTA CROCE

 

Chiesa di S. CroceChiesa di S. Croce Trovasi nella medesima contrada della cappella di S. Erasmo, nel punto ove si dice "la Cro­ce".

Dionisio de Gori con testamento 26 Luglio 1617 dispose la costruzione di una cappella dal titolo di Santa Croce cui assegnò il capitale di cento ducati perché con la rendita si celebrassero in perpetuum in tutti i giorni festivi e feste di precetto messe per l'anima sua.
La cappella non fu costruita a tempo per la morte seguita del suo figliuolo Ignazio cui si aggiunse ancora quella di sua moglie Argenta Ruggiero avvenuta il 24 Maggio 1624. Costei poi con te­stamento del 14 precedente ingiunse alle figlie superstiti Fiorenza ed Elena di portare subito a compimento l'opera iniziata cui legò 50 ducati per spendervi tutto il necessario.
Lo speziale Giov. Battista de Gori nipote del fondatore, con Atto Nr. Tommaso de Siena 27.7.1656 alla vigilia del suo decesso nella peste di quell'anno assegnò alla cappella cento ducati per celebrazione di messe in suffragio dei suoi genitori e consorte e poiché la morte mieteva quotidianamente vittime ordinò ai suoi due figli Cesare e Francesco, ed in caso di morte di costoro ai fu­turi eredi "più propinqui", di costituire dai suoi beni un corpo di 500 ducati, dal frutto dei quali si dovessero celebrare in perpetuum delle messe "per tutti i membri" di sua casa. Ciò non facendo succederà l'Università di Coreno che comporrà una dote per "due zitelle in capillis" nel tempo del loro matrimonio.
Giov. Battista dispose ancora di "dispensare per una vice tantum" 50 ducati ai poveri, di rilasciare ai suoi debitori dieci carlini, e lasciò ancora 10 ducati per l'acquisto d'una campana.
Scomparsa nel contagio l'intera famiglia del donatore, Fiorenza de Gori, nipote del Dionisio divenne l'unica erede, essendo morta anche la sorella Elena moglie del dottor fisico Pietro Corte, e ben presto compose in favore della Cappella un corpo di 500 ducati. Poiché la Fiorenza de Gori passò tre volte a nozze in Fratte, il diritto di presentazione del cappellano che per costituzione spet­tava alla famiglia del fondatore produsse non pochi inconvenienti e continui litigi ad opera dei numerosi pretendenti. Lo stesso Pa­dre Zaccaria Petronio dell'Ordine Benedettino Cassinese figliuolo di Fiorenza e del primo marito Cristoforo, previa licenza dei suoi Superiori rinunziò a tutti i suoi diritti in favore di sua sorella Colomba, contro la quale la madre Fiorenza esprime con testamento i suoi rimproveri ed il suo doloroso rincrescimento per essere la causa di tanto disordine.
Chiesa di S. Croce - InternoChiesa di S. Croce - InternoCon il volgere del tempo le liti degenerarono perfino in atti di violenza verso il luogo sacro che procurarono l'intervento dei Sindaci della Università presso il Vescovo perché ponesse riparo contro "ciò che ridonda in evidente danno della loro Pubblicità ed anche dello Ius evidente della Camera Vescovale".
Altra lite sorse ancora nel 1754 tra i cugini sacerdoti Felice e Nicodemo Petronio, ambedue aspiranti alla nomina di cappellano di Santa Croce. V'ha decreto della Suprema Signatura Apostolica 14.XI.1714, della Curia di Gaeta "pro tribunali sedente" addì 28.VI.1725 del Vicario Generale Andrea Ferro ed ancora di Mons. Pignatelli addì 1.VIII.1800. Non ci è noto il motivo per cui la Famiglia Costanzo del Cancelliere D. Carlo sia divenuta in pos­sesso di questa cappella che rovinata dagli ultimi avvenimenti di guerra aspetterà invano l'ora del suo ripristino essendo già interdetta dalla S. Visita del 1941. Nel 1962 è stata completamente rifatta ad opera esclusiva della Sig.ra Armanda Costanzo, e consacrata da S. Ecc. Msr. Gargiulo.
 
 
CAPPELLA DI MARIA SS. DELLA CIVITA
 
 

Chiesa di S. Maria della CivitaChiesa di S. Maria della Civita Trovasi in campagna, nella zona di Cardito, su la via pubblica primitiva che conduceva a Castelforte. Di modestissime dimen­sioni aveva l'aspetto di un tempietto votivo, eretto da casa Rug­giero che ivi abitava. Il sac. Francesco Ruggiero che nel 1716 re­staurò la cappellina di sua casa asserisce: "d'aver trovato in anti­che scritture che l'anno 1518 vi stava eretta."

Si può allora affermare che essa venne edificata nel 1503 quando la peste seminava strage nelle nostre contrade, e Monsig. Francesco Patrizi Vescovo di Gaeta portò processionalmente per le vie di Itri il quadro della Madonna della Civita onde allontanare il triste flagello che subito disparve?
Nella Città di Fondi per l'occasione nel 1503 si costruì la chie­sa di S. Rocco, e non pare improbabile che a Coreno per lo stesso motivo in quel medesimo anno sia stata innalzata questa cappelli­na, rasa al suolo per le vicende belliche. Essa, mercé la Presidenza del Consiglio che ha donato lire 350.000 e la Pontificia Opera Assistenza che ha offerto lire 100.000, è stata ricostruita nel me­desimo sito, cui si accede con comoda ampia nuova strada che s'inoltra nella campagna circostante.
Fu inaugurata nel pomerig­gio del Dicembre 1954 con pellegrinaggio di tutto il popolo che accompagnava il Quadro della Madonna, opera e dono del Prof. Sicurezza, rifugiato nei dintorni durante il secondo conflitto mondiale.
Per speciale concessione vi fu celebrata la Messa solenne alle sedici del Parroco don Erasmo Ruggiero.

 

 CAPPELLA DELLA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES

 

Cappella della Vergine Immacolata di LourdesCappella della Vergine Immacolata di Lourdes Dedicata alla Vergine Immacolata, è stata costruita nel 1957 in occasione del centenario delle sue apparizioni a Lourdes e voluta dall’allora parroco Don Erasmo Ruggiero, dal sindaco G. Barbera e dal popolo corenese. È costituita da un unico ambiente dove, sulla parete di fondo, alle spalle dell’altare, è stata ricavata una nicchia in pietra a forma di grotta, dove è posta la statua della Madonna.

 

 

EX CHIESA DI SAN SEBASTIANO

 

Chiesa di S. SebastianoChiesa di S. Sebastiano Situata in contrada Carelli, è il primo fabbricato del paese per chi, sino al 1882, veniva da Ausonia, l’antica “Fratte”. Più volte ingrandita e rimaneggiata, rimase senza sagrestia fino a diventare cimitero nel 1837. Sul fronte del portale in pietra lavorata vi è scolpito l’anno della sua fondazione, ossia 1563. Oggi, dopo la distruzione quasi completa subita con la guerra, sono rimasti pezzi di pavimento di cotto e resti dei tre altari preesistenti, mentre è stata completamente rifatta la copertura.

 

 

CAPPELLA DI SANT'ERASMO

 Trovasi nella parte superiore del paese in contrada "li Gori" così detta perché ivi aveva dimora la famiglia de Gori. Nella pare­te a destra vi ha pietra di marmo con la seguente iscrizione:

D. O. M. 
Divo Erasmo M. Caiete Patrono templum
Ut Deo quotidie sacrificium offerretur divinorum
Beneficiorum non immemor Triburtius
De Gori ab imo construit latifundia donavit
Anno a Nativitate Domini MDCCVII
 
 Il sacerdote don Tiburzio de Gori, fondatore di questa cappel­la, nato il 30 Aprile 1645, fu il penultimo di sei figli del Sig. An­tonio e della Signora Costanza Carroccia di Gaeta, nipote del sac. don Tiburzio Spina di Formia, allora Mola.
Rimase orfano del padre il 4 Ottobre 1648, a soli tre anni, e la sventura venne aggravata dal secondo matrimonio della madre con il sig. Benedetto Petronio di Fratte a sua volta padre di nove figli, celebrato i1 13 Luglio 1650.
Non crediamo che il piccolo Tiburzio con i suoi fratelli, il cui maggiore aveva 11 anni, in questa dolorosa circostanza abbia ab­bandonato la casa avita per trasferirsi con la madre ed ignoriamo a chi venne affidata la cura di sei minorenni.
Notando l'avvenimento l'Autore delle Memorie così commenta la sventura: "In quali e quante angustie si siano trovati li sei figli di Antonio tutti impuberi per l'accasamento della di loro madre Signora Costanza Carroccia con il sig. Benedetto Petronio, senza che vi è memoria dei conti dell'amministrazione e dell'inventario di beni del quondam Antonio de Gori lo consideri chi ha sen­no".
Il giovinetto Tiburzio compì gli studi nel Seminario di Gaeta della quale Città è patrono S. Erasmo e da ciò deriva la particolare predilezione verso il Santo cui più tardi dedicherà la sua Cappella.
Ordinato sacerdote si stabilì a Coreno: venne in seguito eletto Vicario Foraneo ed in tale qualità ebbe delicati incarichi nella dio­cesi, che adempì scrupolosamente.
Il 14 Maggio 1705 chiese al Vescovo il permesso per la co­struzione d'una Cappella sotto il titolo di S. Erasmo, attigua alla sua abitazione e prima dello scadere dell'anno l'opera era già compiuta. Il 5 Maggio 1706 la cappella veniva benedetta dal Vi­cario Generale Visitatore don Tommasino per commissione e delegazione di Sua Ecc. Msr. Giuseppe Guerriero de Torres.
Con atto 2 Febbraio 1720 di Nr. Biagio Lentisco di Castelfor­te il pio e munifico sacerdote fece alla Cappella una larga dona­zione dei suoi beni che si descrivono:
1. Seminatorio arborato con casa a Casale Cannavina.
2. Altro seminatorio allo stesso Casale.
3. Arbusto a Casale.
 
La rendita di questi territori acquisto di suppellettili e compen­so ai sacerdoti che assisteranno doveva essere impiegata al man­tenimento decoroso della cappella, alle funzioni della festività del Protettore.
4. Due territori arborati alle Cese o Canale.
5. Seminatorio detto Parrano.
6. Altro territorio in detto luogo.
7. Valle seminatorio al Vallone.
8. Territorio seminatorio con quercio al Poio.
9. Altro seminatorio con selva due mandrie e casella.
10. Terreno seminatorio a Valle Pantano.
11. Selva alli Cancelleri.
12. Altra selva con case alli Patrici.
 
Con la rendita di questi fondi, si provvedeva alla celebrazione d'una messa quotidiana nella cappella.
Ne scaturiva ancora l'iuspatronato attivo per la sola discen­denza del fratello Giovanni, e dell'attivo e passivo tanto per li di­scendenti delle sorelle Petronilla coniugata con il Sig. Gregorio Rossi di S. Cosmo e Mariantonia coniugata con il Sig. Domenico d'Onofrio di Coreno. I cappellani di S. Erasmo furono i segg. sa­cerdoti:
Alessio de Gori, Erasmo d'Onofrio, Tommaso de Gori, Do­menico d'Onofrio, Giovanni de Gori di Nr. Alessio, Pietro Rossi, Filippo Rossi, Filippo Felice de Gori, Tiburzio de Gori del mag. Cristoforo, nipoti tutti del fondatore. Non pago ancora di quanto aveva donato alla Cappella d. Tiburzio pochi giorni prima della sua morte dispose in favore di essa altri Cento ducati che "debbiano stare in deposito a beneficio della Chiesa di S. Erasmo di quello potrà occorrere alla medesima chiesa di S. Erasmo e che siano conservati dalli cappellani della medesima presenti e futuri né ardiscano alienare". Dispose ancora che tre giorni dopo del suo decesso si dispensassero ai poveri del paese cinquanta tomoli di grano e di condonare molti suoi crediti.
Chiudeva così il suo testamento: "Spero di aver fatto tutto be­ne a lode e gloria di Dio ed in onore del Beatissimo Santo Erasmo mio Protettore”.
Morì a 81 anni, il 27 gennaio 1726 e fu sepolto nella sua cappella.
La furia devastatrice della guerra non ha risparmiato la cappella di don Tiburzio e le truppe tedesche accampate a Coreno, credendo che nella sua tomba vi fossero nascosti tesori, hanno fatto scempio dei resti mortali del fondatore e della lapide marmoreo che copriva il sepolcreto.

 

 

CHIESA DI SANT'ELEUTERIO

Non si conosce l’anno preciso di edificazione di questa chiesa, risalente intorno al 1200, esplicando le sue funzioni fino al 1800. La leggenda dice che ci abbia successivamente abitato un eremita. Situata a circa un chilometro dal centro di Coreno, in contrada “Punta di Serra”, di essa rimane una parte dell’abside, della sagrestia ormai cadente con resti di mura. È chiamata così in onore dell’omonimo santo, le cui reliquie erano conservate all’interno della chiesa, trasferite poi ad Arce, della quale il santo è patrono, e ogni anno fino a moltissimi anni fa gli abitanti di Arce venivano in processione portando le reliquie nella chiesa.

 

 

CHIESA DI SAN PAOLO 

Sono stati rinvenuti in contrada “Tore dei Galli”, località Puzzali, ruderi di antiche costruzioni di epoca medioevale che si pensa possano essere le fondamenta della chiesa. Costituiti da un muro poligonale lungo 30 m. ca. e alto da terra 1,80 m. ca., che cinge un lato di una piattaforma di terreno, vi si nota l’apertura di una porta della larghezza di 2 m.. Nei dintorni del muro si trovano resti di materiali di terra cotta.
 
GROTTA DELLE FATE
Nel sito www.luoghimisteriosi.it il nostro compaesano Costanzo Salvatore  ha illustrato con immagini suggestive questo luogo di Coreno ai più sconosciuto.
Al momento la grotta non è visitabile in quanto l'entrata è ostruita da grossi massi.
invitiamo a consultare il link seguente per saperne di più http://www.luoghimisteriosi.it/lazio_corenoausonio.html
 

 

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